Spesso si è ancora portati a pensare allo sport come un’attività accessoria, utile a “tenere impegnati” i ragazzi. Nel progetto PONTI, invece, rappresenta molto di più: uno strumento educativo intenzionale, capace di attivare processi profondi, soprattutto quando intercetta bisogni reali e gruppi spesso meno coinvolti nelle proposte tradizionali. È il caso del laboratorio di kickboxing avviato all’Oratorio San Leonardo, rivolto a un piccolo gruppo di ragazze adolescenti.
Come in molte azioni del progetto PONTI, anche questo laboratorio non nasce da un’idea astratta, ma da un lavoro educativo costruito nel tempo. Le ragazze coinvolte frequentano l’oratorio da anni e vivono, in alcuni casi, contesti familiari fragili, dove le occasioni di ascolto e riconoscimento non sono sempre garantite.

È proprio grazie a una presenza educativa costante che si è potuto costruire un rapporto di fiducia, condizione necessaria per proporre esperienze nuove e sfidanti. In questa prospettiva, lo sport non è il punto di partenza, ma uno degli strumenti attraverso cui dare forma a un percorso già avviato. Anche la scelta della kickboxing non è casuale. Si tratta di un’attività che, se proposta in un contesto educativo, permette di lavorare su dimensioni centrali nella crescita adolescenziale: la gestione delle emozioni; il rispetto delle regole; la fiducia nelle proprie capacità; il riconoscimento del corpo come risorsa.
All’interno dell’oratorio, questa pratica viene riletta in chiave ludica, inclusiva e non competitiva, lontana da logiche performative. L’obiettivo non è “vincere”, ma stare nel gruppo, sperimentarsi e acquisire maggiore consapevolezza di sé.
Lo sport diventa così uno spazio sicuro per le ragazze.
Un elemento particolarmente significativo riguarda il coinvolgimento femminile. Non sempre le ragazze trovano negli oratori spazi sportivi pensati per loro, o si sentono legittimate a parteciparvi. Proporre un laboratorio dedicato significa allora creare un contesto protetto, in cui potersi esprimere senza giudizio e senza pressioni.
Nel laboratorio presso l’Oratorio San Leonardo, questo si traduce in un piccolo gruppo che può lavorare in modo ravvicinato, valorizzando le singole esperienze e costruendo relazioni di fiducia reciproca. Il primo incontro ha già mostrato segnali incoraggianti: entusiasmo, curiosità e desiderio di continuare. Gli incontri, in programma ogni giovedì pomeriggio per cinque settimane, stanno diventando progressivamente un appuntamento significativo. Non solo per l’attività in sé, ma per ciò che rappresenta: uno spazio riconosciuto, un tempo dedicato, un’occasione di presenza autentica.
È qui che emerge con forza il metodo di PONTI: non limitarsi a offrire attività, ma costruire contesti di senso, in cui le persone possano sentirsi viste, coinvolte e parte di qualcosa.
Lo sport dentro una comunità educante
Il laboratorio di kickboxing, come tutte le attività previste dal progetto PONTI, si inserisce in una visione più ampia, in cui l’oratorio è pensato come spazio aperto e comunitario, capace di accogliere bisogni diversi e di attivare risposte flessibili. Lo sport diventa così una delle tante porte di accesso possibili, ma sempre in dialogo con il resto: relazioni, accompagnamento educativo, lavoro di rete. Ogni azione è progettata per attivare processi e non solo per raggiungere obiettivi immediati. Attraverso il movimento, il corpo, la relazione, si aprono possibilità nuove: di espressione, di crescita, di incontro.
Perché educare, in fondo, significa anche questo: creare le condizioni perché ciascuno possa trovare il proprio spazio e, da lì, iniziare a costruire legami.
Anche con un paio di guantoni, su un tappetino. Anche così si costruiscono ponti.